I primi dieci anni di Arconauta

admin

29 Aprile 2019

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I primi dieci anni di Arconauta

Abbiamo incontrato questa realtà ormai quasi 15 anni fa, indirizzati là dai servizi sociali del comune, quando era ancora un’altra cosa… si chiamava Arca, era fisicamente inserita all’interno della parrocchia di San Giuseppe, a fianco della scuola materna, in uno spazio piccolo ma accogliente…

Da genitori “sopravvissuti” al diluvio… anzi a due diluvi 😉 ci è naturalmente subito piaciuta, e non solo per il nome nemmeno troppo vagamente evocativo… che prometteva di traghettare i partecipanti verso la speranza di un futuro nuovo… ma anche e soprattutto per il clima che si respirava all’interno di quel particolare e un po’ sgangherato traghetto. Qualcosa che andava sicuramente “oltre” la mera prestazione professionale di chi si prendeva cura dei nostri figli, sia nel tempo impegnato che nell’intensità dell’impegno, e su tutta un’altra serie di fronti. 

Condividevamo gli Ideali che sostenevano l’idea che stava alla base di Arca… e ci piaceva anche il progetto di vita che da questi ideali si generava e veniva partecipato da chiunque fosse disposto a condividerlo … senza perciò alcuna chiusura confessionale, che è uno dei più grandi mali del tempo presente (e questa è stata una delle cose che sicuramente ci è piaciuta da subito).

Simone veniva, dopo le esperienze molto belle e integrate dell’asilo nido comunale di Triante e poi della scuola materna della parrocchia di San Carlo, dalla scuola elementare di via Ardigò, dove al suo interno si trova il CSE piccole e dove aveva interscambio con i bambini della classe elementare a cui lui era assegnato. Per cui era la prima volta di un centro solo dedicato a ragazzi disabili, anche se, come detto prima, posto vicino ai bimbi della scuola materna, per cui questa cosa ci spaventava un po’, ma ci siamo resi conto presto che uno delle attenzioni primarie degli educatori era proprio quella di aprirsi al territorio circostante, con uscite e creando occasioni di incontro con la parrocchia e eventi sul territorio. Inoltre Simone anche qui partecipava una volta alla settimana ad alcune attività con la scuola media Zucchi.

Ma la cosa che ci ha colpito da subito era l’aria famigliare che si respirava all’interno del centro, nei rapporti fra i vari educatori, fra gli educatori e i ragazzi e anche , dato il numero veramente ristretto dei ragazzi, fra le famiglie. Sono nate così amicizie vere che continuano nel tempo.

Abbiamo continuato a condividere il progetto di Arca anche quando c’è stata la trasformazione in Arconauta, con tutto ciò che questo ha comportato su vari piani e livelli, dai cui complicati e a volte oscuri tecnicismi noi genitori siamo stati direi abbastanza protetti. E anche questo non è poco. Protetti come il “senso” ed il nucleo dell’esperienza di Arca, che sono state trasferiti senza soluzione di continuità ad Arconauta, in maniera indolore, risultandone alla fine arricchiti.

Abbiamo camminato in e con Arca-Arconauta insieme a Simone per 10 anni… (dal 2007 al 2017), entrati un po’ in “ritardo” rispetto ai tempi di accoglienza previsti (i 15 anni) e altrettanto leggermente in ritardo e con dispiacere “usciti” (ma con Simone ai “ritardi” siamo abituati! J). L’uscita è sicuramente stata abbastanza traumatica per certi versi… sia per il semplice fatto di “cambiare”, che per alcuni aspetti specifici del cambiamento… ma ci stiamo tutti lavorando con impegno.

Quello che vorremmo in qualche modo sottolineare oggi qui da genitori… è l’importanza di questa esperienza proprio nel suo aspetto più originale, quel dichiarato intendo di “accompagnare” i nostri ragazzi dall’adolescenza all’età adulta, dai 15 ai 25 anni… fornendo loro attenzioni ed opportunità non solo “adeguate” alla loro età, ma soprattutto attente e mirate alla loro persona in crescita in un periodo della vita che è per tutti decisivo e complicato… figuriamoci per chi è appesantito da qualche fardello aggiuntivo.

Il tutto sempre con grande professionalità e poca improvvisazione (difetto a volte presente in tante realtà di volontariato… piene, come dice appunto il termine, di buona volontà ma di scarse competenze), che però sono sempre accompagnate da gratuità, profonda umanità e desiderio vero di relazione (basti pensare a questo proposito alle tante occasioni di condivisione, alle uscite serali per i concerti e via discorrendo… tutti noi abbiamo ben chiari i mille esempi di questa caratteristica quasi unica nel suo genere).

15-25… per capire davvero quanto sia importante questo periodo… abbiamo provato a guardarci indietro un attimo e vedere cosa era successo nelle nostre vite personali, la mia e quella di mio marito, in quell’intervallo di età: abbiamo ultimato la nostra formazione scolastica… ci siamo diplomati, laureati, abbiamo iniziato a lavorare, abbiamo preso la patente, ci siamo incontrati, innamorati, sposati (e ora abbiamo alle spalle già 36 anni di matrimonio)… davvero se esiste un periodo fondamentale nella vita delle persone è proprio questo passaggio, in cui le realtà fondamentali della vita adulta si vanno definendo concretamente, soprattutto ai nostri tempi e ora almeno a livello ideale.

Ecco quindi perché riteniamo che il tempo trascorso da Simone in Arca-Arconauta e da noi insieme a lui, pur nella peculiarità di una vita che al contrario di quasi tutte le altre non ha come prospettiva l’autonomia personale… sia stato per lui e per noi fondamentale. Perché davvero ci ha tutti “accompagnati”… ci ha fatto compagnia… grazie ai tanti incontri fecondi di questi anni… in un cammino che troppo spesso diversamente, è un cammino di solitudine.

E si sa… da soli ci si stanca prima e si smette di camminare, mentre in compagnia la fatica si sente meno… una chiacchiera, un sostegno, una festa, una canzone in allegria, un incoraggiamento reciproco… il colloquio quotidiano con l’educatore presente sul pulmino… e tutto sembra più facile… addirittura “fattibile” ! J

La meta si raggiungerà, forse… o forse no, ma probabilmente non è la cosa più importante, perché come spesso si sente dire… la parte più bella di un viaggio non è la meta… ma è proprio il viaggiare. E i luoghi comuni… anche se a volte scontati… sono spesso portatori di semplici ma importanti verità.

Di questo cammino… di questa sgangherata “compagnia di Arconauta” (facendo un po’ il verso alla “compagnia dell’anello” di Tolkien) ci piace ricordare:

1 – innanzitutto i tanti “Frodo, Sam, Merry e Pipino” che si sono alternati nel cammino. Esseri piccoli (quasi tutti, con qualche eccezione J), strani  e improbabili (tutti!), che sono i veri protagonisti della storia e che tanto contano sulla “trama” della storia stessa, nonostante la loro apparente fragilità

2 – Gli “altri”… nessuno escluso … Maghi, Elfi, Nani e guerrieri (ad ognuno il compito di riconoscersi in uno o l’altro dei ruoli! J), ugualmente strani ma sicuramente meno sprovveduti di fronte alla realtà, che nella saga del Signore degli anelli hanno proprio il compito di accompagnare e proteggere nel loro cammino i “piccoli hobbit”, con dedizione e grande professionalità… mettendo al servizio della compagnia tutte le loro grandi competenze, senza tuttavia svolgere al posto dei piccoli hobbit il compito che solo loro devono e possono portare a compimento… che è in fondo la loro vita.

Pensiamoci… non è proprio assurdo questo libro nella sua trama improbabile? Non sarebbe stato più semplice per degli esseri forti, capaci, dotati anche di poteri magici… raggiungere il vulcano dove portare a termine la loro missione, senza servirsi di piccole persone incapaci e goffe, al punto da imbarazzare chiunque?

Eppure il messaggio che da quella storia esce… è identico all’esperienza che si respira in Arconauta: è nella “compagnia” la vera forza… nel camminare insieme, ognuno con le proprie capacità e doni… primo tra tutti la fragilità e la “non capacità”.

Alla fine della storia la “compagnia dell’anello” si scioglie… anche se i partecipanti mantengono la loro amicizia e soprattutto la consapevolezza di una vita che non sarà più quella di prima.

E così succede, ed è successo anche a noi… nella “Compagnia di Arconauta”. Il cammino è arrivato a compimento… la compagnia si è sciolta, ma non l’amicizia che ci lega ai compagni di cammino e le occasioni di incontro. Lo sanno i piccoli hobbit, e lo sanno anche Maghi Elfi Nani e Guerrieri.

A tutti, nessuno escluso, va il nostro GRAZIE di genitori… per aver accettato di mettersi in cammino insieme ai nostri figli, anche se la meta sembrava irraggiungibile… anzi, forse a maggior ragione proprio per quello.

Una gratitudine che nasce dall’aver trovato di fatto in Arconauta una seconda famiglia.

Con la speranza che nessuno venga mai lasciato indietro… e che la bellezza evidente o nascosta di ogni piccolo hobbit possa contribuire alla ricchezza di chi si lascia interrogare da essa per camminare un po’ insieme a loro… e al tempo stesso a rendere più umano e vero anche il mondo intero.

Paola e Alessandro Mosconi

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